• Chiara Cemmi

(In)tolleranza all'incertezza


L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane.

Zygmunt Bauman


Chi di noi può dire di non aver mai, nella propria esperienza di vita, sperimentato cosa sia l’incertezza? Nella mia collaborazione con l'Agenzia Dogma ho avuto modo di parlare di questo tema, legato a uno specifica possibile esperienza di incertezza (per approfindire si rimanda al seguente link).



Ma mai come in questo ultimo anno, innegabilmente, siamo travolti da qualcosa di veramente complesso, che ha visto mutare considerevolmente il nostro quotidiano, le nostre abitudini, che si modifica e cambia in un modo che ci può sembrare incontrollato e che rende difficile cercare e trovare il proprio personale equilibrio.


L’esperienza dell’incertezza, il non sapere come potranno evolversi gli eventi, il percepire di non star vivendo una situazione chiara e definita, di avere il sospetto di un accadimento o anche solo il percepire la mancanza di informazioni che possano aiutarci a compiere delle scelte, è un’esperienza comune e in cui tutti, in un qualche momento della propria esistenza, sentono di essere transitati. Tuttavia, è proprio il modo in cui abbiamo attraversato (e attraversiamo oggi) i periodi di incertezza che evidenzia come ognuno di noi, in misura differente, sia in grado o meno di stare nell’incertezza e di gestirla.

Si definisce “Intolleranza all’incertezza (Intolerance of Uncertainty, IU)” quella caratteristica disposizionale (quindi la personale modalità di valutare, esperire, codificare ed entrare in relazione con tutti gli stimoli che ci circondano) che è costituita da diverse convinzioni negative riguardo l’incertezza stessa e le sue conseguenze. Essa, quando presente ad alti livelli, implica la tendenza a reagire negativamente a livello emozionale, cognitivo (quindi relativo ai pensieri) e comportamentale a situazioni ed eventi incerti (Buhr & Dugas, 2002).

Negli ultimi anni, l’IU è stata definita come “l’incapacità, di natura disposizionale, di sopportare le reazioni aversive scatenate dalla mancanza percepita di informazioni salienti, essenziali o sufficienti, sostenuta dall’associata percezione di incertezza” (Carleton 2016, p. 31). Essendo una caratteristica, come sopra descritto, disposizionale, vi sono risposte diversificate a situazioni di incertezza: a seconda del proprio personale livello di IU, si avrà quindi la tendenza ad attuare quanti più comportamenti volti o a predire e controllare le conseguenze di una determinata situazione, al fine di ridurre i possibili esiti avversivi e aumentare quelli desiderati, o ancora a evitare in ogni modo possibile situazioni di incertezza (Morse et al., 2021). In tal senso, si cercherà di arrivare quanto più possibile a una situazione di equilibrio tra percezioni conosciute e incognite: sulla base delle prime, la persona può effettuare previsioni le quali, tuttavia, potranno cambiare in funzione della percezione delle incognite presenti.

La presenza di incognite quindi riduce la capacità di previsione e di controllo: in quest’ottica, i tentativi di aumentare la prevedibilità e la controllabilità percepite si caratterizzano come risposta di coping alla IU (Carleton, 2016. Con coping si intendono quelle strategie messe in atto per fronteggiare problemi emotivi ed interpersonali, allo scopo di gestire, ridurre o tollerare, ad esempio, situazioni di stress o di conflitto).


Sono diverse le strategie che ognuno di noi, in base appunto al proprio livello di sopportazione dell’incertezza, può attuare al fine di diminuire o rimuovere sia l’incertezza stessa percepita sia il disagio legato alla sensazione di incertezza. È importate tuttavia premettere che, tali strategie, come vedremo, sono utili se non utilizzate in modo rigido: infatti, ad esempio, l’atteggiamento di evitamento (che è una delle possibili risposte all’incertezza), se esacerbato, rischia di mantenere uno stato ansioso, dal momento che non consente di elaborare l’esperienza e l’emozione ad essa collegata (Flores et al., 2018). Inoltre si è riscontrato recentemente, e proprio in uno studio condotto in tempo COVID, che il rimuginio costante e il sentimento di paura andavano a peggiorare la propria percezione di tolleranza dell’incerto e, di conseguenza, anche il proprio benessere personale (Satici et al., 2020).


Come sempre, in medio stat virtus, la miglior risposta è nel riuscire ad essere flessibili.

Cosa assolutamente non scontata, né tantomeno facile…


Vediamo però quali possono essere le cinque categorie di risposte comportamentali ad uno stato di incertezza (Bottesi et al., 2019; Sankar, et al., 2017):

  1. iper-coinvolgimento: il cercare di aumentare la percezione di ottenere certezze (come la ricerca di informazioni fino alla pianificazione di diversi possibili esiti futuri per avere già in mente le azioni da compiere in ogni caso);

  2. disimpegno: l’attuare comportamenti finalizzati a evitare possibili future situazioni incerte (come l’impegnarsi in altre attività al fine di distrarsi);

  3. impulsività: l’agire senza pensare alle conseguenze delle proprie azioni, in tal modo eliminare l’incertezza passando all’atto (come ad esempio l’agire il primo comportamento che viene in mente, ma anche il ricorso all’uso di alcool o sostanze);

  4. esitazione: il non agire (tendenzialmente causato dall’insuccesso delle strategie sopra descritte);

  5. “flip-flop” (oscillazione): il continuare, anche in modo repentino, a cambiare le proprie strategie comportamentali (oscillandosi di solito tra la ricerca di certezze e l’evitamento).


Le strategie sopra descritte, come già accennato, se usate non in modalità rigida e stereotipata a qualsiasi situazione, possono risultare tutte funzionali, anzi: il loro utilizzo, flessibile e contestualizzato, è un fattore di resilienza, un fattore quindi di supporto effettivo, per alleviare il disagio patito nell’incertezza (Bottesi et al. 2019).


A volte è davvero complicato capire che si è bloccati in un’unica modalità in modo rigido, a volte è proprio lo sguardo dell’altro che mi permette di vedere anche ulteriori possibili situazioni. Non dimentichiamo mai che l’altro può essere un enorme fonte di supporto.


Per qualsiasi informazione, dubbio o per come implementare i propri strumenti per far fronte a queste situazioni, non esitare a contattarmi!

Bibliografia di riferimento: - Bottesi G., Carraro E., Martignon A., Cerea S. & Ghisi M. (2019). “I’m uncertain: what should I do?”: An investigation of behavioral responses to everyday life uncertain situations. In International Journal of Cognitive Therapy, 12, 55-72. - Buhr K. & Dugas M. J. (2002). The intolerance of uncertainty scale: psychometric properties of the English version. In Behaviour Research and Therapy, 40, 931–945. - Carleton R. N. (2016). Into the unknown: A review and synthesis of contemporary models involving uncertainty. In Journal of Anxiety Disorders, 39, 30-43. - Flores A., López F. J., Vervliet B., & Cobos P. L. (2018) Intolerance of uncertainty as a vulnerability factor for excessive and inflexible avoidance behavior. In Behaviour Research and Therapy, 104, 34–43.

- Morse J.L., Prince M.A., & Steger M.F. (2021). The role of intolerance of uncertaintiy in the relationship between daily search for and presence of meaning in life. In International Journal of Wellbeing, 11, 34-49.

- Sankar R., Robinson L., Honey E. & Freeston M. H. (2017). “We know intolerance of uncertainty is a transdiagnostic factor but we don’t know what it looks like in everyday life”: A systematic review of intolerance of uncertainty behaviours. In Clinical Psychology Forum, 296, 10-15.

- Satici B., Saricali M., Satici S.A., Griffiths M.D. (2020). Intolerance of uncertainty and mental wellbeing: serial mediation by rumination and fear of COVID-19. In International Journal of Mental Health and Addiction, doi: 10.1007/s11469-020-00305-0.

27 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti