• Chiara Cemmi

Il Cambiamento in terapia


“E proprio come tutto cambia, che io cambi non è strano”

Todo Cambia – Mercedes Sosa


Che tutto sia in costante cambiamento lo sperimentiamo nella nostra vita: vediamo il mutare del tempo, delle stagioni, il mutare del nostro corpo nel corso della crescita, delle nostre percezioni e delle modalità con cui ci relazioniamo e percepiamo anche le esperienze della nostra vita.

Questo avviene spesso in modo spontaneo e naturale, tanto che non lascia in noi alcuna forma di disagio.


Nonostante ciò, chi non ha mai sperimentato ansia o peggio panico in alcuni specifici momenti di vita, quando si è trovato davanti a un qualche cambiamento (che sia un cambiamento relazionale, di lavoro, di stile di vita)? Come mai in questo caso invece, pur sapendo e sperimentando la normalità del mutamento delle cose, questo cambiamento ci lascia così disarmati?

E ancora, come mai a volte viviamo situazioni per noi dolorose, esperienze che ci rendono consapevoli che abbiamo bisogno di un cambiamento per poter migliorare la nostra condizione eppure, per qualche motivo che ci sfugge, non riusciamo a capire quale sia questo cambiamento da effettuare o, ancora, magari lo capiamo pure ma proprio ci risulta difficile metterlo in atto?


Il cambiamento non lineare

Prima di rispondere a queste domande vediamo cos’è il cambiamento.


Di per sé un cambiamento è una modifica da una condizione attuale verso un’altra condizione, diversa dalla precedente. Questo, come dicevamo prima, avviene sempre attorno a noi, ma spesso accade in modo lineare e incrementale, quasi non ce ne rendiamo conto.

A volte tuttavia il cambiamento non è lineare ma deriva da periodi di turbolenza e instabilità (Heyes et al., 2011): quando, per esempio, l’evento che porta a una modifica della nostra situazione è molto importante e difficile da assimilare, il cambiamento risulta caratterizzato da un periodo di fluttuazione nel quale ci si trova a dover assimilare nuove informazioni, a esplorare le possibili connessione delle stesse con quanto già a noi noto oppure a creare nuove associazioni e configurazioni. Questo oscillare tra i nostri schemi abituali, ma non più funzionali e adattivi, e l’esplorazione di nuovi schemi è ciò che permette il ritrovamento di un nuovo equilibrio (Schiepek et al., 2003).

Per esempio, un cambiamento non lineare si osserva quando ci accadono eventi traumatici che possono portare allo sviluppo di un Disturbo Post-Traumatico da Stress o anche a una modifica significativa, non per forza negativa, del nostro modo di agire/pensare/vivere, tanto da essere definite da alcuni autori come crescite post-traumatiche (Linley & Joseph, 2004; Tedeschi & Calhoum, 2004). A volte quindi un cambiamento arriva a seguito di un periodo di stress prolungato, di profonda perdita o quando si ha la percezione di aver raggiunto un punto di profonda disperazione.


“Change was most likely to occur in the face of intense and enduring negative affect that culminated in a new perspective.” (Heyes et al., ibidem)


Ma come mai, a volte, la motivazione al cambiamento, il bisogno, i consigli, per quanto assolutamente importanti, non sono sufficienti a superare il momento di difficoltà e, quindi effettivamente a cambiare?



La paura del cambiamento

A volte ciò che “blocca” un cambiamento dipende dalla paura dello stesso: la paura è un’emozione adattiva, ci mette in guardia da possibili pericoli, ma se non ascoltata e capita rischia di diventare paralizzante, di diventare panico.

La situazione che viviamo, le nostre abitudini, le nostre esperienze del quotidiano, sono per noi note, ben conosciute, sappiamo bene come muoverci al loro interno, sono la nostra zona di confort. Anche quando questa zona ci provoca sofferenza e dolore, il rimanervi all’interno è più rassicurante del modificarla.

La possibilità di uscire da questa zona, infatti, di esplorare pertanto delle situazioni che sono sconosciute a noi, ci mette in una situazione di incertezza, che può diventare paralizzante: non sappiamo quali possano essere le conseguenze delle nostre azioni, non sappiamo se avremo successo o se invece falliremo e l’idea di poter fallire a volte è più paralizzante della situazione di sofferenza che magari stiamo vivendo.

Ma non solo: se cambio rimarrò me stesso? Il pensiero di rischiare di “perdersi”, di non riuscire più a riconoscersi, di poter smarrire parte dell’identità che abbiamo è veramente spaventoso. A volte, per poter vivere i momenti di cambiamento, è utile rivolgersi a un aiuto esterno.



Il cambiamento in terapia

In terapia il cambiamento può essere sia lineare che non lineare e discontinuo, proprio perché la terapia stessa si basa su una serie di interventi atti a perturbare, atti quindi a interrompere, mettere in discussione vecchi schemi, fino al punto a volte di destabilizzarli (Heyes et al., ibidem).

Ma la terapia produce un cambiamento, anche laddove a volte alcune problematiche vengono esposte dalle persone solo in corso di terapia e non nelle prime fasi di conoscenza, o non vengono esposte affatto: a volte il solo percepire ascolto, la possibilità di esprimersi liberamente e di essere accolti può portare a un beneficio, anche su parti sofferenti che non sono state affrontate (Kazdin, 2007).

Inoltre un ulteriore vantaggio della terapia è la possibilità di affrontare la resistenza al cambiamento, e di trovare strategie condivise per gestirla, di capire quali possano essere i micro-obiettivi che ci si può prefissare per poter raggiungere il cambiamento, obiettivi che siano perseguibili in tempi brevi e che possano dare dei risultati che la persona può riscontrare su di sé.

La condivisione di questo percorso con una persona aperta, disponibile all’ascolto attivo, non giudicante è un valido strumento da utilizzare, per promuovere il proprio benessere.




Per qualsiasi informazione, dubbio o per come implementare i propri strumenti per far fronte a queste situazioni, non esitare a contattarmi!



Bibliografia:

Heyes A.M., Lauranceau J.P., Feldamn G., Strauss J.L., & Cardaciotto L.A. (2011). Change is not always linear: the study of nonlinear and discontinuous patterns of change in psychotherapy. Clinical Psychology Review, 27, 715-723.


Kazdin A.E. (2007). Mediators and mechanisms of change in psychotherapy research. Annual Review of Clinical Psychology, 3, 1-27


Linley PA, & Joseph S (2004). Positive change following trauma and adversity: A review. Journal of Traumatic Stress. 17, 11–21


Schiepek G, Eckert H, & Weihrauch S. (2003). Critical fluctuations and clinical change: Data-based assessment in dynamic systems. Constructivism in the Human Sciences, 8, 57–84.


Tedeschi RG, & Calhoun LG (2004). Posttraumatic growth: Conceptual foundations and empirical evidence. Psychological Inquiry. 15, 1–18.

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